Arrampicata sportiva, atletica leggera, badminton, basket 3×3, beach volley, breakdance, calcio, canoa (velocità e slalom), canottaggio, ciclismo (BMX, ciclismo su pista e su strada, mountainbike), ginnastica (artistica, ritmica e trampolino elastico), golf, hockey prato, judo, lotta (libera e greco-romana), nuoto (piscina, artistico e di fondo), pallacanestro, pallamano, pallanuoto, pallavolo, pentathlon moderno, pesi, pugilato, rugby a 7, scherma, skateboarding, sport equestri (completo, dressage e salto a ostacoli), surf, taekwondo, tennis, tennis tavolo, tiro a segno, tiro a volo, tiro con l’arco, triathlon, tuffi, vela.
Come molti di voi avranno intuito, l’elenco di cui sopra si riferisce ovviamente ai 32 sport (e anche più considerando le varianti di una stessa disciplina) ammessi alla 33esima edizione dei Giochi Olimpici dell’era moderna. In piena fase di svolgimento quando scrivo questo editoriale. Ebbene, parliamoci chiaro: dopo averli snocciolati e scanditi tutti per bene, scopriamo per esempio dell’esistenza di sport dei quali il 99,9% delle persone sul pianeta era probabilmente ignaro. O rimanendo quantomeno sorpresi scoprendo che la breakdance, per quanto spettacolare e impegnativa, sia a tutti gli effetti considerata uno sport. Perché quindi non aspettarsi nelle prossime edizioni anche il ballo acrobatico, il biliardino, il wrestling o la boxe a 4.
Al di là delle battute e delle scelte, talvolta poco comprensibili, del comitato olimpico, è chiaro che spicca ingombrante l’assenza del padel. La quale, beninteso, non è una sorpresa, come vi avevamo già annunciato in tempi non sospetti proprio su uno dei primi numeri di Padelbiz. Lo stesso presidente della FIP Luigi Carraro nell’articolata intervista che ci aveva rilasciato all’inizio dello scorso anno si era soffermato sull’argomento e ci pare significativo riprendere il suo punto di vista: “Il padel come sport olimpico è qualcosa su cui lavoriamo da tempo. È una disciplina che ha tutto per esserlo, perché è giovane, è praticata da uomini e donne e ha grande appeal su tutti i media. Ci stiamo lavorando seriamente, stiamo compiendo tutti i passi necessari e le porte non sono del tutto chiuse per Los Angeles 2028. Cerchiamo comunque di non ragionare per slogan, ma di lavorare sodo anche attraverso eventi sempre più seguiti e importanti anche in ambito internazionale. E il mondo olimpico nel frattempo monitora tutto”.
Un ottimismo e una finestra (o finestrella) tenuta aperta per i prossimi Giochi Olimpici di Los Angeles che parrebbe – ahinoi – scontrarsi con il crudo e inappellabile disciplinare del CIO che, lo ricordiamo, è il Comitato Olimpico Internazionale (in francese Comité International Olympique, organizzazione non governativa creata da Pierre de Coubertin nel 1894 per far rinascere i Giochi olimpici della Grecia antica attraverso un evento sportivo quadriennale dove gli atleti di tutti i Paesi potessero competere fra loro). Già, perché per poter essere ammessa ogni disciplina deve (ci verrebbe da dire dovrebbe, rileggendo l’elenco sopra…) essere valutata in base a ben 33 criteri, tra i quali il più importante rimane comunque la diffusione dello sport a livello internazionale (si parla di almeno 75 Paesi e quattro Continenti richiesti per le discipline maschili e 40 Paesi e tre Continenti per quelle femminili).
Visto anche il lodevole e incessante lavoro che proprio la FIP e il suo (e in qualche modo un po’ “nostro”) presidente sta svolgendo ci verrebbe da pensare che tali requisiti il nostro amato sport li possa già anche avere. Ma c’è poi un’ulteriore complicazione, in quanto pare che l’agognata approvazione per ogni nuova disciplina debba essere concessa almeno sette anni prima rispetto all’edizione dei Giochi Olimpici d’esordio. E che quindi più che al 2028 si debba puntare al 2032, quando le Olimpiadi saranno per noi sempre Oltreoceano, precisamente a Brisbane, Australia. Nell’attesa che i cervelloni del CIO lavorino sulla questione, ci permettiamo di proporre una soluzione che risolverebbe alla grande la situazione, liberando uno spazio decisamente ampio. Riflettendo peraltro sulle parole di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, nonché ex presidente Uefa, ossia il francesissimo Michel Platini. Il quale ha detto a chiare lettere che il calcio non è uno sport olimpico. Sottolineando la non eccelsa qualità dei convocati (che devono essere per forza under 23 tranne tre fuori quota) e l’evidente disinteresse della Fifa e degli stessi giocatori. Nonché di buona parte del pubblico, che peraltro già segue la disciplina ai massimi livelli tutto l’anno e tutti gli anni. Da qui, appunto, il nostro semplice suggerimento: eliminare il calcio come sport olimpico e inserire al suo posto proprio il padel. Siamo certi che anche molti altri calciatori – non per forza ex – sarebbero d’accordo.
Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it