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Dalle origini a oggi: intervista a Hubertus von Hohenlohe

7 Agosto 2024

A fine maggio, a Spresiano (TV) si è tenuta l’inaugurazione dell’Alfonso Hohenlohe Padel Club, in onore di uno dei precursori della disciplina per come la conosciamo oggi. Tra i suoi fautori, anche il figlio Hubertus che ha subito il fascino delle quattro pareti pur provenendo dallo sci alpino

di Benedetta Bruni e Benedetto Sironi

Di storie di rilievo lo sport ne è pieno, ma questa merita una menzione particolare. Parliamo di quella del Principe Alfonso von Hohenlohe che, in visita a un suo amico in Messico negli Anni ’70, è stato rapito da una versione ancora embrionale del padel; versione subito perfezionata nel suo hotel di lusso a Marbella con la costruzione delle quattro pareti intorno a un campo inizialmente delimitato da reti.

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Hubertus von Hohenlohe

Oggi, questo stesso spirito di intraprendenza, divertimento e iniziativa si può ritrovare in suo figlio Hubertus, ex sciatore olimpico per il Messico (anzi, a dirla tutta, il fondatore della Federazione sciistica per il Paese) nonché fautore dell’Alfonso Hohenlohe Padel Club, aperto a Spresiano (TV) a fine maggio. L’inaugurazione del centro, che celebra il centenario del padre della disciplina, è stata anche l’occasione per presentare la nuova linea firmata Head e disegnata da Hubertus, un omaggio al Messico degli Anni ’70. Ne abbiamo parlato con lui di persona.

L’intervista
Hubertus von Hohenlohe

Quando hai giocato a padel per la prima volta?
Era marzo o aprile del ’74, a Marbella, dove è nato questo campo. Prima si giocava in singolo, ma abbiamo capito che in doppio era più divertente, e da lì è nata la storia. Io e papà giocavamo spesso per invogliare anche le altre persone a unirsi a noi.

Da lì poi hai giocato sempre?
Sì, fino ai 28-30 anni, poi ho dovuto smettere perché, con le gare di sci, sentivo che le ginocchia ne soffrivano. A padel giocavamo sul cemento, dunque scattare era molto difficile e la superficie era piuttosto dura. Poi sono passato per un po’ al golf finché un anno fa mi sono ritrovato a casa di Sergio Scariolo, allenatore della nazionale spagnola di basket: lui è molto appassionato di padel e ha il suo campo. È stata in quell’occasione che mi sono innamorato di nuovo di questo sport. Adesso ho ripreso e credo che giocherò sempre di più.

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C’è l’idea di aprire altri centri?
Siamo in trattativa con un centro di Dobbiaco, che credo sarà molto bello perché attireremmo gli sciatori mattinieri che di pomeriggio scendono dalle piste, compresi i fondisti. Poi abbiamo un contatto in Austria, a Kitzbühel, dove un ragazzo vorrebbe investire in un club come il nostro. E in Italia stiamo cercando un franchise partner che voglia prendere il nostro nome e lo stesso spirito del centro. Sarebbe tutto in capo al partner, salvo una piccola fee ogni anno. È una tassa più per il nome che per il guadagno in sé. Quello che realmente ci interessa è che la storia degli Hohenlohe viaggi per il mondo.

Tu sei un uomo anche di relazioni, proprio come il padel. Cosa ne pensi?
Io ho questo cugino, Alex von Fürstenberg, che abita in una delle zone più ricche di Los Angeles, circondato da persone famose. In casa sua aveva un campo da tennis che non usava mai nessuno. Da quando ha messo il campo da padel, invece, non ci può più giocare perché è sempre occupato da altri. Casa sua è diventata il “place to be” per il solo fatto di avere un campo da padel. Più che un gioco, è un ritrovo sociale che la gente usa per incontrarsi. E non per fare business, come succede con il golf, bensì per avere relazioni umane e per divertirsi.

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Foto storiche del Marbella Club

Tornando alla linea, sei intervenuto anche sul disegno?
Sì, io da anni disegnavo i vestiti da sci della Kappa. Quando ho proposto a Head di fare qualcosa anche per il padel, la mia idea verteva sull’immaginario dei Giochi Olimpici del Messico del ’68. E ci siamo chiesti: come possiamo combinare il Messico, la Spagna, gli Anni ’70 e il pop? Quindi abbiamo individuato un simbolo, il cactus, che già era nella mia divisa alle Olimpiadi dell’84 ma in forma più semplice. Ho proposto di realizzare una versione più sofisticata, e così è nata la linea.Dalle origini a oggi: intervista a Hubertus von Hohenlohe 4

Un altro filone che potrebbe crescere tanto sono le esperienze di viaggi legati al padel. C’è qualcosa che vi piacerebbe fare in questo ambito o altri legati a questo sport?
Quello che vorrei fare è un torneo dedicato a mio padre a Marbella, e poi un bel campo con un muro in stile “Hall of Fame” con le foto dei giocatori. Trovo che sia più facile viaggiare per il golf perché la conformazione del campo da gioco è sempre diversa. Il padel è più legato a un’idea di viaggio dove conoscere gente nuova in un posto bello. Questo perché divertirsi e condividere dei bei momenti sono fattori che rientrano nel suo spirito. Per quello credo che sia importante riproporre una cosa come abbiamo fatto qua.

Come vedi gli altri sport di racchetta, principalmente tennis e pickleball?
Io trovo più divertente il padel. Il tennis è bello, ma è anche più elitario, e bisogna essere davvero molto bravi per divertirsi. Nel padel invece se uno è più bravo di te hai pur sempre l’opportunità di creare situazioni di gioco. Soprattutto adesso che le palline saltano di più rispetto a quando ho iniziato io e questo sport in generale è migliorato molto. Il pickleball l’ho provato in America, e anche questo mi ha divertito.

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